Il compenso dell’operatore esoterico

Il compenso da corrispondere all’operatore esoterico ha da sempre costituito motivo di diatriba tra chi ritiene che un dono innato debba essere condiviso gratuitamente e chi, al contrario, considera doverosa una retribuzione del tempo lavorativo speso. Al verificarsi della seconda opzione, inoltre, diviene opportuna la definizione di parametri idonei a quantificare l’entità del compenso di cui sopra.

Non esiste alcuna regola ufficiale atta a stabilire un importo minimo ed uno massimo entro i quali debba essere compreso l’onorario di un operatore esoterico; esistono, per contro, dettami morali non scritti che dovrebbero condizionare la linea di condotta di ciascun operatore. Un intervento ritualistico autentico e correttamente eseguito, scevro di promesse di risultati in pochi giorni ed altri espedienti analoghi, comporta sempre e comunque un percorso operativo di alcune settimane ed un numero congruo di sedute da intraprendere. Ne consegue, secondo logica, che la retribuzione conseguente NON potrà mai consistere in 50 o 100 euro, ovvero importi del tutto insufficienti a remunerare un lavoro della durata di svariati giorni. Colui che quantifica il proprio operato in una manciata di euro, pertanto, non è un vero operatore esoterico e mira unicamente a raggranellare qualche spicciolo aggiuntivo.

A giudizio di chi scrive, tuttavia, è doveroso puntualizzare che onorari di migliaia di euro sono eticamente improponibili e costituiscono speculazioni allo stato puro. E’ bene sfatare il mito dei rarissimi materiali da reperire negli angoli del mondo più sperduti, nonchè il costo particolarmente elevato che essi presenterebbero: i materiali esoterici impiegati a corredo di una ritualistica sono di facile reperibilità e prevedono un esborso di alcune decine di euro. Non appaiono giustificati, pertanto, compensi a tre o quattro zeri, certamente esagerati a fronte delle ore lavorative effettivamente impiegate e, spesso, frutto di un atteggiamento approfittatore dello sciacallo di turno. La missione di un operatore esoterico, per inciso, è quella di restituire la felicità nella vita di chi lo interpella e ciò non dovrebbe prevedere, per chi può ancora dire di avere una coscienza, la richiesta di somme spropositate con l’unico obiettivo di rimpinguare il proprio conto bancario.

Non sono pochi i soggetti a ritenere che la prestazione di un operatore non debba essere seguita da alcun compenso, in virtù di un dono naturale che, a loro dire, dovrebbe essere messo gratuitamente a disposizione di tutti coloro che ne possono trarre beneficio. E’ difficile, in tutta onestà, comprendere il senso logico di tale affermazione, nonchè comprendere i motivi in base ai quali il solo operatore esoterico sarebbe tenuto a dedicare il proprio tempo senza percepire un ovvio onorario. E’ superfluo ricordare che anche un artista, un letterato, un luminare e un’infinità di altri soggetti sono in possesso di un indiscusso dono innato, ma non per questo rifiutano un doveroso riconoscimento economico e non risulta, tuttavia, che qualcuno si sia mai permesso di metterne in discussione il compenso ottenuto. Colui il quale afferma, pertanto, che un operatore esoterico serio e capace dovrebbe prestare il proprio operato senza nulla chiedere in cambio, agisce in malafede e denota ampia ignoranza e limitatezza concettuale. Nessuno regalerà mai il proprio tempo lavorativo e chi si aspetta che ciò accada, in realtà, è il primo a pretendere di percepire una retribuzione per l’attività svolta: l’ipocrisia, dunque, non è mai ben accetta in chiunque scelga di contattare Athos per trovare soluzione definitiva ad un problema noto.

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