Rituali con clausola soddisfatti o rimborsati

E’ bene premetterlo chiaramente: una clausola che preveda il rimborso della somma corrisposta per un qualsiasi intervento esoterico è priva di alcun fondamento, a maggior ragione se l’arco di tempo utile all’eventuale restituzione dell’importo pagato è di pochi giorni.

Tale considerazione nasce dal fatto che l’esito di un’azione in ambito esoterico dipende da molteplici fattori, non preventivabili a priori nè calcolabili con inesistenti formule matematiche: ciò che l’assistito retribuisce è sempre il tempo impiegato dall’operatore nello svolgimento del rituale stabilito e non il potenziale risultato derivante dallo stesso.

La condizione “soddisfatti o rimborsati” non ha, pertanto, ragione di esistere ed è totalmente fuori luogo ipotizzare la possibilità di un rimborso dell’importo versato, dovendo quest’ultimo garantire la corretta retribuzione di svariate settimane lavorative all’operatore che, nel frattempo, può avere rifiutato altri casi posti alla sua attenzione causa carenza di tempo da dedicare ad ulteriori richieste.

Quanto appena esposto sottolinea l’assurdità delle proposte di rimborso entro una settimana o comunque dopo un arco di tempo esiguo dal momento di avvenuto pagamento: nessun percorso esoterico prevede una fase operativa tanto breve e, di conseguenza, non è in alcun modo possibile rendersi conto dell’evoluzione di una ritualistica entro pochi giorni dal suo inizio avanzando, in caso di esito insoddisfacente, la richiesta di risarcimento della somma corrisposta. La presunta disponibilità dell’operatore a restituire l’onorario percepito, quindi, assume le sembianze di uno specchietto per le allodole a tutti gli effetti, posto che nessun assistito considererà di chiedere un rimborso dopo una manciata di giorni dall’inizio del suo intervento.

L’utente che, in totale autonomia e capacità decisionale, sceglie di accostarsi alla disciplina esoterica deve, in primo luogo, evidenziare la medesima integrità morale che si aspetta di trovare nell’operatore interpellato: nell’istante in cui si decide di intervenire a livello ritualistico, non è onesto manifestare ripensamenti in corso d’opera che andrebbero unicamente a discapito dell’operatore stesso e quanto intrapreso inizialmente dovrà, a quel punto, essere portato a termine secondo gli accordi stabiliti in precedenza.

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